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Aldo NigroAldo Nigro nasce a Napoli nel 1930 e dal 1944 vive e lavora a Roma. Nigro inizia la sua attività di pittore dopo i trent’anni, sotto l’influenza di artisti dell’area informale. Ha partecipato a diverse mostre collettive (Quadriennale giovani 1964, Biennale arte grafica di San Benedetto del Tronto, Mostre collettive tra gli anni ’60 e ’80), e ha effettuato la sua prima mostra personale nel 1975 presso lo spazio espositivo La Zeppa di Roma, e una seconda personale nel 1991 (“Un universo di linee”), presso il complesso monumentale di San Michele a Ripa.
Di seguito il testo della presentazione di Paolo Portoghesi al catalogo dell’ultima personale, che rappresenta un’approfondita lettura dei temi portanti della poetica del pittore.

“Colpisce nei dipinti e nei disegni di Aldo Nigro la continuità del ductus lineare, con un metodo che nella libertà della mano e nell’impulso che la guida riesce ad esprimere con grande forza quella spinta mentale che poi produce in noi il desiderio di disegnare. Il mondo fantastico di Nigro è in un rapporto diretto ed esplicito con quello di Paul Klee. Questa discendenza pone il problema se l’opera di un grande protagonista dell’arte moderna possa essere continuata. La risposta viene da questi disegni che non appaiono come ripetizioni ma come riferimenti di un inizio, di un lavoro di continuazione e di scoperta di nuovi orizzonti. La pittura di Klee fa certo pensare alla scelta della tavolozza e alla ricerca di un valore luminoso autonomo, come ad esplorare le dimensioni ulteriori del disegno.

Questo aspetto è parte essenziale di una qualità che pervade l’opera di Nigro -questa eleganza che tocca continuamente argomenti tragici -ed esplora l’assenza di significato delle forme e allo stesso tempo la pulsazione dell’assenza di significato alla carica di significato. C’è in Nigro un’attenzione fredda verso la realtà che individua tutto un filone dell’arte moderna che non ha certo perso di valore in un’epoca come la nostra così continuamente richiamata alle condizioni tragiche della storia. Un lavoro di questo genere, che prende spunto dalle conquiste dell’arte tra le due guerre, ripropone quell’appello tragico alla riscoperta dell’interiorità dell’uomo e dà una dimostrazione della perdurante attualità di uno degli approcci più profondi verso la figura che si siano avuti nell’arte di questo secolo e che trova riscontro nell’opera di Klee.

Un universo di lineeUn altro aspetto della vicinanza di Nigro al lavoro di Klee si può rintracciare nella continuità della ricerca, dove ogni disegno si riallaccia all’altro, quasi come lo sviluppo di un racconto. Questa continuità del ductus suggerisce un altro accostamento: quello con la calligrafia. La calligrafia è stata per molti secoli un’arte, lo è stato in particolare per il mondo islamico ma anche nell’orizzonte europeo, specie nel Sette-Ottocento, con quegli spettacolosi album in cui oltre alle lettere dell’alfabeto si introducevano varianti figurative secondo la tecnica dello svolazzo che si era sviluppata intorno alla scrittura.
La calligrafia, libera nel suo compito di significazione univoca, si sviluppa nel mondo dell’ambiguità, che è poi il mondo dell’arte, seguendo però alcune regole fisse come quella della continuità del dictus, che ci riporta ai disegni di Nigro. Che tuttavia non obbediscono alla logica del grazioso, come nella calligrafia, anzi abbracciano in pieno quella del drammatico, ispirata da una volontà analitica, da uno spirito che non fa alcuna concessione al decorativo.

Questa tensione drammatica non esaurisce peraltro il registro di Nigro nei cui disegni si avverte spesso quella vena ironica che ci riporta ancora a Klee. Ironica forse anche la scelta del ductus, ma certamente quella di certe figure volutamente caricaturali, che inducono al sorriso anche se si tratta di un sorriso rivolto alla meditazione piuttosto che alla contemplazione gioiosa. Colpisce pure in alcuni disegni la seriazione delle immagini, che fanno pensare alla tecnica degli “stripes”, qui però interpretata in un senso che rievoca certi giochi collettivi, come il gioco dell’Oca, e indicano così un percorso ludico dove la figura appare e scompare e la continuità del dictus fa pulsare l’immagine tra astrazione ed evocazione figurativa. Aspetto questo tra i più originali nei disegni di Nigro, che lo avvicina ai filoni migliori dell’umorismo contemporaneo, anche se si tratta di tangenze esteriori, perché il filo conduttore della sua ricerca è costantemente rivolta a un’esplorazione drammatica della condizione umana.

Vorrei infine segnalare alcune immagini del mondo figurativo di Nigro che hanno un valore cosmico e per questo recano in sé una forte carica evocativa, immagini fredde in cui è facile leggere una ridescrizione dei grandi eventi della formazione del mondo. Anche qui non mancano precedenti nell’opera di Klee, ma si tratta non di citazioni ma di un passo ulteriore nella scoperta di un mondo fantastico tutto personale. questa forza di individuazione strutturale è certamente tra le qualità che meglio mettono in rilievo l’originalità della ricerca di Aldo Nigro.”
Paolo Portoghesi
(Tratto dal catalogo della mostra Un universo di linee del 1991, presso il Complesso monumentale San Michele a Ripa)