Biografia

Il percorso artistico di Nigro è quello di un pittore autodidatta, formatosi nello studio dei grandi maestri antichi e moderni, alimentato da un costante interesse per la letteratura e le scienze umane, determinanti nella costruzione del suo mondo figurativo. La sua naturale ritrosia e il senso di estraneità rispetto a regole o vincoli di scuola e correnti, gli hanno impedito di valorizzare adeguatamente la sua opera, che pur ha avuto sempre riscontri positivi nelle occasioni in cui è stata presentata al pubblico:

-Aprile/maggio 1964 ammesso alla collettiva- Premio Michelangelo della giovane pittura italiana alla Galleria Penelope di Roma.
– Luglio 1964 ammesso alla collettiva – Premio ‘64 del Ministero della Pubblica Istruzione, al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – Roma.
– Luglio1965- ammesso alla VI Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea di Pittura e Bianco e Nero S. Benedetto del Tronto.
– Novembre/ dicembre 1969 ammesso alla collettiva della galleria Hermes Studio d’Arte.
– Settembre 1974 personale al club “la Zeppa” di Roma.
– Marzo 1991mostra personale al Complesso Monumentale San Michele A Ripa, con il Patrocinio del Ministero Beni Culturali.
– Novembre 2001- La Quadriennale di Roma comunica che la documentazione dell’attività artistica inviata è stata inserita nell’archivio della Quadriennale in corrispondenza alla posizione intestata a nome di Nigro a disposizione della consultazione scientifica.

I primi dipinti, in parte eseguiti durante il soggiorno a Torino tra il 1959/63, e quelli successivi fino al 1969, per contenuto e modalità di realizzazione sono vicini alla corrente espressionista, con il chiaro intento di rappresentare la drammaticità della condizione umana, richiamando, in alcune opere, gli orrori degli anni della guerra.
Per tali dipinti, si avvale di materiali poveri come cartone o faesite, per lo più utilizzando il bianco e il nero aggiungendo solo qualche tocco di colore.

Verso la fine degli anni ‘60, inizia una nuova fase con una serie di opere grafiche a china con punte di colore, in cui dominante è la ricerca di una dinamica spaziale, sia nelle figurazioni del tutto astratte, che nelle figure umane inserite in forme geometriche.

Tra il 1970 e la metà del decennio successivo, attraversa un lungo periodo di ripensamento e ricerca, in cui si avvicina alla corrente dell’astrattismo. In questa fase, predominanti sono le composizioni geometriche caratterizzate da netti contrasti di colore, anche se in alcune opere compaiono figurazioni legate a un mondo fantastico, nelle quali il colore è variamente sfumato. Nei dipinti, sperimenta diverse tecniche come l’inserimento di elementi metallici nella composizione o l’utilizzo di lastre di rame incollate su legno, fondo sul quale l’immagine si forma mediante gocciolamento del colore. Nello stesso periodo, si cimenta anche nella realizzazione di piccole sculture con pezzi di tronchi d’albero, assemblati e lavorati con chiodi e altri elementi metallici.

Gran parte della produzione di Aldo Nigro è volta alla grafica. Del periodo 1970/74, sono due serie di composizioni a china e inchiostri colorati (grafici e collage di circa cm.70×50), in cui a prevalere è la suggestione dinamica, con una grande rilevanza data al colore; degli anni tra il 1980 e 1989, sono invece una serie di opere a matita o china di piccole dimensioni: in alcune con un tratto sintetico sono colte le caratteristiche fisionomiche più varie; in altre, un fittissimo groviglio di linee genera la figura; in altre ancora, “a riquadri”, la linea continua crea al loro interno infinite variazioni figurative.

Verso la fine degli anni ‘80, si delinea un preciso e felice indirizzo in cui la “linea continua” diventa elemento caratterizzante del suo modo espressivo, un “Linearismo” volto a creare spazi entro i quali le immagini nascono spontaneamente, trovate più che cercate, in un percorso suggerito dalla fantasia. Nei molti dipinti realizzati tra il 1990/99, è infatti la linea che dà forma a “…quel mondo poetico e tragico di molte sue figurazioni pervase di una singolare luminosità, che mette Nigro in rapporto diretto ed esplicito con il mondo fantastico di Klee…” (Dalla presentazione di Paolo Portoghesi alla mostra al San Michele 1991). Sono immagini e figurazioni di un mondo ideale e mitico, dove la linea e il colore tenue e soffuso sono gli elementi portanti, che suggeriscono, soprattutto in alcuni dipinti di paesaggi fantastici, un senso estatico e poetico della natura. In questa fase, di particolare interesse è la tecnica usata nei dipinti per far emergere lo svolgersi della linea come un filo continuo che dà vita alla figurazione: la tela viene preparata stendendo una base di sabbia e gesso, che permette di incidere la linea, dandole maggior risalto.

Le stesse caratteristiche, sia formali che di contenuto, sono presenti nei lavori grafici che precedono o sono contemporanei a tali dipinti, per lo più eseguiti tra il 1990 e il 1996.
In particolare, appartengono al periodo 1994 /96 due serie di opere grafiche: una, caratterizzata da una fitta rete di minutissimi segni ripetuti su fondo variamente colorato, fino a comporre quasi una trama di tessuto (tematica ripresa e sviluppata in dipinti successivi); l’altra, simile per la ripetitività del segno, si distingue tuttavia per la presenza di piccole figurazioni su sfondo soffuso, eseguite ad olio su carta.

Intorno al 2000, si delinea una nuova fase con molteplici sviluppi.
Nei dipinti, anche se le figurazioni si ricollegano al precedente periodo, è da notare un cambiamento che tende alla massima stilizzazione delle forme (mutamento che in musica si definirebbe “cambio di tonalità”). Nonostante la linea permanga ancora come elemento centrale, le figure acquistano un’anima diversa: alla rappresentazione di un mondo mitico e ideale, che pur nella sua drammaticità aveva una sua spirituale bellezza, sembra subentrare la coscienza di una realtà inquietante della natura umana, non disgiunta da una certa ironia.
In alcune delle opere di questo periodo, è la componente dinamica a prendere il sopravvento. Un dinamismo quasi di “ordine cosmico” prende forma come “materia in movimento nello spazio”, sia quando gli elementi che compongono l’insieme appaiono orientarsi verso un centro di attrazione che ne indirizza il movimento, sia quando questi componenti restano sospesi e disseminati, come pulviscolo, in ogni direzione. In altre opere, forme e tonalità richiamano, invece, immagini dell’infinità marina o di indefiniti mondi acquatici. Di particolare interesse sono, infine, le opere che esplorano le possibilità espressive del segno ripetuto, quasi calligrafico, simbolicamente indicate come “Scritture private”.

Nei moltissimi lavori grafici eseguiti tra il 2000 e il 2019, la stilizzazione rimane la caratteristica principale e, se in molte figurazioni è ancora la linea il mezzo espressivo prevalente, in altre è l’uso del chiaroscuro a dare forma a una drammaticità che ricorda in qualche modo le sue prime espressioni; particolari sono, infine, quelle opere dell’ultimo periodo eseguite mediante strisce disegnate minutamente a china, successivamente ritagliate e incollate su foglio bianco.